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L'EDITORIALE. Conte, l'apolide del calcio destinato a restare solo. Solo con due fototessere da fare

Martedì 27 Agosto 2019 | Cosimo Carulli | Editoriali

MILANO - Caro Antonio, gli amori non si dimostrano con la carta di identità. No, come li dimostri tu non serve.

Non serve perché l'Inter ieri avrebbe potuto vincere cinque, dieci, quindici a zero, ma uno innamorato della sua terra per davvero, non per millanteria, non avrebbe reagito in quel modo a ogni rete dei suoi. Anche perché, con tutto il rispetto che portiamo per noi stessi, l'avversario era il Lecce, abbordabile per la tua Inter. Non c'era in palio nessuna Champions. Tutto ha una dimensione e quelle esultanze sbattute in faccia non hanno dimensione. Manca il requisito del buongusto.

E' vero, lo diranno i professori che saranno pronti a farci da detrattori, ti paga l'Inter, lavori per l'Inter, gioisci e ti disperi per l'Inter.

Sì, è tutto vero, poi però Antonio esiste il senso della misura, il decoro di sentirsi davvero appartenente a una terra, attorcigliato alle sue radici. Il senso della misura...

La leccesita', ma anche l'appartenenza a qualunque altra comunità, ha canoni di onore e rispetto. Vale a Bergamo, vale per la romanità, per i fiorentini, per i milanesi, vale per tutti.

Ecco, al netto della carta d'identità emessa dal Comune, la tua appartenenza non è ascrivibile a nessuna comunità. Non solo a quella leccese. Per una carta d'identità bastano due fototessere e qualche firma scarabocchiata su qualche fredda pratica. Non puoi neppure dire di essere torinese perché con gli juventini pure è finita come sappiamo.

Sei apolide. Di calcio e di radici. Prima o poi qualcuno doveva dirtelo.

Ti diciamo di più, questa mancanza di appartenenza si potrebbe pure mettere in conto, anche se ferisce, ma potrai rifugiarti in lei sino a quando sarai un professionista sulla cresta dell'onda, un vincente, uno affamato di grandi risultati.

Ma quando scenderai dalla giostra, per la tua pensione da mister, di quale terra potrai dire di essere figlio...?

La lezione te l'hanno data duemila leccesi festanti che ne hanno prese quattro e sono rimasti a cantare nello stadio deserto sino alle 23.30. Il tuo ego come avrebbe reagito se avessi perso tu, 0-4...? Ecco, siamo diversi.

Un giorno guardandoti alle spalle ti mancherà aver fatto qualche passo reale, concreto che certificasse la tua appartenenza alla nostra comunità.

Alla quale non dimostri con i fatti di appartenere.